Ciao, sono Giuliana
Solivagant — Viaggio, scrivo, sono libera ✈️
Hola!! Mi chiamo Giuliana, ho 27 anni e vivo per viaggiare. O forse viaggio per vivere. A dire il vero, non ho ancora capito quale delle due cose sia più vera.
C’è stato un momento della mia vita in cui ho capito che se non viaggiavo, soffrivo. Mi sentivo bloccata, frustrata, arrabbiata con il mondo perché nessuno voleva partire con me quando ne avevo bisogno io.
Aspettavo sempre qualcuno: un’amica, un fidanzato, una compagnia qualsiasi. Aspettavo il momento giusto, la persona giusta, l’occasione giusta, finché ho capito che forse stavo aspettando la cosa sbagliata.
Così ho trovato il coraggio di partire da sola. Non è successo da un giorno all’altro. È stato un passo alla volta, una prenotazione alla volta, una paura affrontata alla volta. Ma da quel primo viaggio qualcosa è cambiato.
Più viaggiavo da sola, più imparavo ad apprezzare la mia compagnia.
Più viaggiavo da sola, più imparavo a conoscermi.
Più viaggiavo da sola, più imparavo ad ascoltarmi e a volermi bene.
Ogni viaggio mi insegna qualcosa di nuovo su di me. Ogni partenza mi ricorda che sono più forte di quanto penso. Ogni ritorno mi lascia un pezzetto di gratitudine in più verso me stessa, verso il mio corpo e verso la vita che sto costruendo.
Per me viaggiare non è solo visitare posti nuovi, conoscere persone o ascoltare lingue diverse. Viaggiare è il modo che ho trovato per costruire la versione migliore di me stessa. È il modo che ho per sentirmi viva, per provare emozioni intense, per meravigliarmi, per uscire dalla routine e da quella sensazione di apatia che a volte ti tiene ancorata al letto e ti fa dimenticare quante cose belle esistano là fuori.
Da pochi mesi ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato. L’ambiente in cui lavoravo era tossico e mi faceva stare male, ma probabilmente non me ne sarei mai andata se non avessi sentito qualcosa di ancora più forte dentro di me. Una spinta o forse dovrei dire un peso. Avevo quasi 27 anni e sentivo di stare sprecando la mia vita.
So che può sembrare una frase enorme, ma è esattamente così che mi sentivo.
Ogni giorno vedevo scorrere il tempo e avevo la sensazione di non essere dove volevo essere. Sentivo addosso tutto il peso della caducità della vita. Perché la vita, alla fine, è davvero un battito di ciglia. E io avevo l’impressione di starla consumando in una routine che non mi apparteneva, che mi faceva piangere dalla mattina alla sera, che mi aveva fatto perdere l’entusiasmo, la curiosità e persino l’amore per la vita.
A quest’età, poi, inizi a sentire sempre più forte il peso delle aspettative sociali.
“E il fidanzato?”
“E quando ti sposi?”
“E i figli?” “E la casa?”
“E il mutuo?” “E la macchina?”
Domande normalissime, spesso fatte con le migliori intenzioni, ma che piano piano avevano iniziato a schiacciarmi. Avevo la sensazione di dover correre verso una vita che tutti consideravano giusta, mentre io non riuscivo nemmeno a capire se fosse quella che desideravo davvero.
Poi è successo qualcosa. Grazie anche alla mia psicologa, Claudia — che merita assolutamente un posto in questo racconto — ho iniziato a mettere in discussione tutte quelle convinzioni che mi portavo dietro da anni. Ho smesso di misurare il mio valore in base a quanto fossi in linea con le aspettative degli altri. E alla fine ho preso la decisione che mi terrorizzava.
Ho lasciato il lavoro.
Ho scelto di rinunciare alla certezza di uno stipendio a fine mese per provare a costruire una vita che mi assomigliasse di più. Non è stata una scelta impulsiva e non voglio nemmeno raccontarla come una favola romantica. So bene che non tutti possono permettersi una decisione del genere.
Io non ho un mutuo da pagare né dei figli da mantenere e questo ha sicuramente reso tutto più semplice rispetto a molte altre persone. Ma è anche vero che questa possibilità me la sono costruita negli anni. Ho lavorato duramente, ho fatto lavori che spesso non si vedono nei racconti sui social: la lavapiatti, la bidella, tanti sacrifici lontana da casa. Ho rinunciato a tante cose per potermi concedere questa opportunità quando ne avrei avuto bisogno. E quel momento è arrivato.
Forse questa vita da viaggiatrice full time durerà poco. Forse sarà solo una parentesi, una parentesi meravigliosa, ma pur sempre una parentesi. La verità è che non lo so. Quello che so è che per me era necessaria. Perché se non mi fossi fermata ad ascoltarmi, se non avessi avuto il coraggio di cambiare direzione, credo che sarei crollata.
Adesso voglio concedermi del tempo. Voglio viaggiare. Voglio sentirmi libera. Voglio capire chi sono senza il rumore di tutte le aspettative che per anni mi hanno accompagnata.
In realtà, se ci penso bene, forse è proprio da qui che nasce tutto il resto. Perché due anni fa, con tanta paura e altrettanta determinazione, ho aperto Solivagant. Non l’ho fatto per diventare famosa. E infatti non lo sono. L’ho fatto perché avevo bisogno di raccontare quello che vivevo. Avevo bisogno di dare forma ai miei pensieri, alle mie emozioni e alle esperienze che stavo accumulando viaggio dopo viaggio.
All’inizio era semplicemente il mio diario. Poi le ragazze hanno iniziato a scrivermi. Mi chiedevano consigli, informazioni, rassicurazioni. Mi raccontavano le loro paure e i loro sogni. Ed è stato lì che ho capito che quei video non erano più soltanto per me. Potevano essere utili a qualcuno, potevano aiutare una ragazza a sentirsi meno sola, a trovare il coraggio di prenotare quel biglietto che rimandava da anni, a credere un po’ di più in sé stessa.
E così siamo arrivati qui, a questo blog. Questo spazio nasce perché, a volte, i video non bastano per spiegare davvero una destinazione, per raccontare tutti i dettagli di un viaggio, per rispondere a tutte le domande che sorgono quando si decide di partire da sole.
Qui posso prendermi il tempo di raccontarti tutto. Posso accompagnarti dall’idea del viaggio fino al ritorno a casa. Posso condividere con te itinerari, organizzazione, costi, errori, consigli e tutto quello che avrei voluto sapere quando ho iniziato.
Se sei arrivata fin qui, spero che questo blog possa diventare per te quello che i viaggi sono stati per me: un piccolo spazio di libertà.
Mettiti comoda, scegli una destinazione e partiamo insieme. ✈️🤍
Come viaggio
La mia filosofia di viaggio: low cost, zaino in spalla e tanto cuore
Come viaggio? Probabilmente in un modo che fa impazzire chiunque pensi di partire con me anche solo per un weekend.
Non sono una viaggiatrice di lusso e, almeno per ora, non credo che lo sarò. Non perché non mi piaccia l’idea di concedermi qualche comfort in più, anzi. Semplicemente ho iniziato a viaggiare da backpacker perché era l’unico modo che potevo permettermi e, col tempo, è diventato parte della mia identità.
Io viaggio con il mio zaino. Anzi, i miei zaini. Ne ho uno per ogni occasione: quello grande, quello piccolo, quello da trekking. Perché se c’è una cosa che amo quasi quanto viaggiare, è camminare. I miei itinerari sono costruiti quasi sempre a piedi. Cammino tantissimo e prendo i mezzi pubblici solo quando le distanze lo rendono necessario. E non credo di aver mai preso un taxi durante un viaggio.
Amo i treni e li amo così tanto che l’Interrail è il mio modo preferito di esplorare il mondo. Per me il treno è già parte del viaggio. C’è qualcosa nel rumore dei binari, nei paesaggi che scorrono dal finestrino e nelle stazioni che mi fa sentire immediatamente a casa.
Non sono nemmeno quella viaggiatrice che cerca soltanto luoghi segreti e perle nascoste. Mi piacciono anche le cosiddette “turistate”. Se un posto è così famoso da attirare milioni di persone ogni anno, probabilmente un motivo c’è.
Viaggio low cost, questo ormai credo sia evidente. Ma attenzione: viaggiare low cost, per me, non significa privarsi. Significa scegliere con attenzione dove spendere e dove risparmiare. Perché quei 100 euro risparmiati durante un viaggio potrebbero essere esattamente quelli che mi permetteranno di prenotare il successivo.
Di solito risparmio sugli alloggi, scegliendo ostelli semplici ma in posizioni strategiche, vicino al centro o ben collegati con i mezzi pubblici. Risparmio sul cibo, andando al ristorante una o due volte per provare qualcosa di tipico e facendo il resto della spesa nei supermercati locali. Risparmio meno sui voli, invece. Se posso, preferisco scegliere orari comodi e voli diretti, altrimenti mi accollo tranquillamente 5 ore di scalo o una notte in aeroporto. E quando posso, cerco di viaggiare in bassa stagione.
C’è poi un’altra cosa che mi aiuta a risparmiare: non faccio shopping. In generale nella vita, ma soprattutto in viaggio. Anche perché non avrei fisicamente dove mettere quello che compro.
Durante il mio viaggio in Giappone ero probabilmente l’unica persona a non avere un valigione da 23 kg. Sono partita con uno zaino da 5kg e un borsone pieghevole che poteva portarne 10 di kg. Pensate che abbia potuto fare grandi acquisti? Assolutamente no. Eppure sono comunque riuscita a tornare a casa con un bellissimo (ed inutile) kimono.
Sul Cammino di Santiago la situazione era ancora più estrema. Avevo uno zaino da trekking e ogni grammo aveva un peso sulle mie spalle. Dopo chilometri e chilometri a piedi, l’idea di aggiungere souvenir inutili era semplicemente impensabile.
Se c’è una cosa che chi mi conosce sa bene, è che sono una maniaca dell’organizzazione. I miei itinerari sono estremamente dettagliati. Studio percorsi, orari, coincidenze, tempi di percorrenza e possibili alternative. Mi piace sapere dove andare, come arrivarci e quanto tempo impiegherò, soprattutto quando sono sola.
Poi è arrivato il Cammino di Santiago che mi ha insegnato molto più di quanto mi aspettassi. Per giorni ho vissuto decidendo giorno per giorno dove fermarmi, quanto camminare e cosa fare l’indomani. Ho imparato che non tutto può essere controllato, che a volte bisogna rallentare, che perdere una tappa non significa perdere un’esperienza. E soprattutto ho imparato che riposarsi non è tempo perso.
Da allora continuo a organizzare ogni viaggio nei minimi dettagli, ma cerco di lasciare sempre uno spazio all’imprevisto. Perché alcuni dei ricordi più belli che porto con me non erano scritti da nessuna parte.
Perché dovresti fidarti dei miei consigli
Tutto quello che trovi su questo blog nasce da esperienze vissute in prima persona. Ogni destinazione che racconto l’ho visitata con il mio zaino sulle spalle, i miei errori, i miei imprevisti e le mie scoperte.
Quando ti consiglio un ostello, un itinerario o un modo per spostarti, è perché l’ho provato io per prima. Questo significa che i miei articoli non saranno perfetti né universali. Il modo di viaggiare è qualcosa di molto personale e quello che funziona per me potrebbe non essere adatto a tutti.
Quello che posso prometterti, però, è che troverai sempre consigli sinceri, informazioni aggiornate e racconti reali, senza filtri e senza l’obbligo di mostrarti una destinazione migliore di quello che è realmente.
Ti racconterò cosa ho amato, cosa rifarei e anche cosa non mi è piaciuto. Perché credo che il modo migliore per aiutarti a organizzare il tuo viaggio sia raccontarti il mio con onestà.
Continuiamo a viaggiare insieme
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